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ZHOU ZHIWEI

novembre 26th, 2015 by

 

Zhou Zhiwei per Italarte

 

Nato a Shangai nel 1954, si dedica alla pittura dall’età di 9 anni.
Allievo di due famosi pittori cinesi ,Yu Yun-jie e Liu Kemin, ha completato gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Shangai.
Risiede in Italia dal 1980 dove ha frequentato i grandi maestri contemporanei quali Pietro Annigoni , Giacomo Manzù e Gregorio Sciltian. A Roma ha perfezionato la sua tecnica pittorica principalmente presso lo studio di Riccardo Tommasi Ferroni, uno dei maestri del citazionismo contemporaneo. Il suo realismo esce dai fondamenti della cultura a cui appartiene. Continua a fare ricerca e studio delle opere dei grandi maestri nei maggiori musei europei. La sua ricerca tende all’indefinito di cui è pervasa la forma, ma soprattutto il contenuto. La sua vita è dunque un lungo peregrinare tra Oriente e Occidente. Lui si considera “ospite” di entrambi. Ama fondere i due mondi, il suo pensiero affonda le radici nel taoismo filosofico. Il “Tao “, che significa “via”, è l’unità suprema in cui conciliano le opposizioni della vita; quello benefico (Yang) e quello dissolvitore (Yin).
Le sue opere sono preferibilmente di grandi dimensioni. La tempesta, ad esempio, è di 250 centimetri per 550, Capriccio Veneziano misura 220 per 450, L’Autunno di Ulisse 280 per 500….Dell’ eccezionalità di queste tele scrive l’autorevole critico d’arte Mario De Micheli : “Quando io ho visto le sue opere sono rimasto meravigliato, non solo della sicura abilità ch’egli dimostrava, ma dell’intensità delle immagini ch’egli sapeva creare. Erano immagini concepite con ardita fantasia e ispirazione, sicure nei modi e nel sistema di affrontare i suoi temi. Quando , per fare un caso, ha affrontato Capriccio Veneziano,con la laguna e le vele spiegate sullo sfondo, ha voluto sinteticamente riunire antichi personaggi e personaggi moderni: una donna che fa la spesa, dei giovani che suonano, lui stesso che dipinge, un altro che legge il giornale, uomini seduti o in carrozzella, vari turisti che visitano la città…E su tutto, dominante, il Monumento a Goldoni del 1883, realizzato da Antonio del Zotto, che Zhiwei, arbitrariamente, ha spostato dalla sua sede, innalzandolo nella sua tela, alto nel cielo lagunare….. La trama intera della sua opera è ricca di fantasia e di perizia, di maestria e di esperienza. Egli rivela i suoi segreti tecnici e poetici senza difficoltà, perché di fatto non sono segreti: sono di sicura evidenza. In altre parole egli dipinge con estrema semplicità………”
La maggior parte dei lavori di Zhou Zhiwei è stata realizzata negli studi di Roma e Vienna. Attualmente vive a Padova e alterna il lavoro in Italia e in Cina.

 

WALTER VALENTINI

novembre 26th, 2015 by

Walter Valentini (Pergola, 22 ottobre 1928) è un pittore, scultore e incisore italiano, riconosciuto a livello internazionale nel campo della grafica e dell’incisione. È maestro di tecniche quali l’acquaforte, l’acquatinta, la puntasecca, la litografia a più colori, la calcografia.

Come artista si afferma negli anni ottanta con una serie di opere astratte su tavola e su carta, tutte caratterizzate da un preciso senso della geometria, delle proporzioni e del ritmo.

L’immaginario geometrico di Valentini risente delle influenze delle avanguardie russe del Novecento (il Costruttivismo) e, marginalmente, delle architetture dipinte da de Chirico nel periodo metafisico, ma si fonda soprattutto sul senso di armonia e di proporzione indagato dagli artisti italiani del Quattrocento: De pictura, De re aedificatoria, De statua di Leon Battista Alberti, De prospectiva pingendi di Piero della Francesca e De divina proportione di Luca Pacioli sono trattati sulla prospettiva e sulla regola aurea che orienteranno tutta la ricerca di Valentini sullo spazio, le forme e il loro equilibrio.

Anche l’astronomia e la cosmografia saranno per Valentini importanti fonti di ispirazione. Il suo approccio all’architettura e alle meccaniche celesti è matematico e rigoroso, ma non privo di una sua poesia. Schivo e lontano da scuole, correnti e gruppi artistici, dichiara la sua ammirazione per i lavori di Paul Klee, Fausto Melotti e Osvaldo Licini; coltiverà l’amicizia di artisti comeLuigi Veronesi, Emilio Scanavino e Hans Richter.

Insegna arte dell’incisione presso la “Nuova Accademia di Belle Arti” di Milano, di cui è stato anche direttore, dal 1983 al 1985.

Gli studi

Nel 1946 supera un concorso bandito dalla Pubblica Amministrazione, riservato a “ex partigiani, combattenti, orfani di guerra e reduci dai campi di concentramento”. Questo gli consentirà di studiare grafica presso il Convitto Scuola della Rinascita, prima a Roma e poi a Milano. Avrà per insegnanti Luigi Veronesi, pittore, che gli farà conoscere l’astrattismo geometrico dei costruttivisti russi (El Lissitzky, Tatlin, Moholy-Nagy), Albe Steiner, grafico, esperto di xilografia messicana, e Max Huber, grafico pubblicitario, influenzato dalle ricerche di Max Bill, il precursore svizzero dell’arte concreta.

Nel 1950 si trasferisce a Urbino per iscriversi all’Istituto di Belle Arti delle Marche, che frequenterà fino al 1955 e dove imparerà le tecniche litografiche e calcografiche, che utilizzerà anche per l’illustrazione dei libri. Carlo Ceci, suo insegnante di litografia, lo avvicinerà sia alla musica sia alle prime opere spazialiste di Lucio Fontana e alle tele astratte di Emilio Scanavino.

A Urbino, subisce il fascino dell’arte e della cultura umanistica: legge i testi dei grandi intellettuali del Rinascimento, come Baldassare Castiglione e Pietro Bembo, studia l’architettura di Francesco di Giorgio Martini e di Luciano Laurana e resta ammirato dalla Flagellazione di Piero della Francesca, dipinto conservato a Palazzo Ducale. Qui nasce il suo desiderio di approfondire la conoscenza della prospettiva e della proporzione aurea.

Il lavoro di grafico pubblicitario

Nel 1955 si trasferisce a Milano, dove riesce a trovare lavoro nel campo della pubblicità. Diventa responsabile creativo dell’agenzia Radar di Gianluigi Botter. Nel 1965 lascia l’agenzia Radar e viene assunto dalla Linea SPN (agenzia pubblicitaria dell’Eni) dove lavorerà fino al 1968. Importante il lavoro che svolgerà per dare una nuova immagine all’Agip e ai suoi punti vendita.

Alla fine degli anni sessanta decide di abbandonare il lavoro pubblicitario per dedicarsi a tempo pieno all’attività artistica.

L’attività artistica

Negli anni settanta incomincia ad esporre a Milano i suoi lavori: opere su carta, caratterizzate da tante gradazioni di grigio e di nero, e opere su tela, dallo sfondo scuro, realizzate con carbone e tempera. Tempo, Segno, Grande zero, Campi orizzontali sono i titoli di alcuni cicli.

Nel 1974 la sua prima mostra a Milano si tiene alla Galleria Vinciana. Nel 1977 espone alla Galleria Vinciana Immagini Grigie, con la presentazione di Guido Ballo.

All’inizio degli anni ottanta espone i suoi grandi cicli su tavola (sfondi neri) e su carta (sfondi bianchi), che lo renderanno famoso a livello internazionale. Nel 1995 – 1996 gli viene dedicata una grande retrospettiva a Parigi, presso la Galerie Dionne.

GIOVANNI TOMMASI FERRONI

novembre 26th, 2015 by

Giovanni Tommasi Ferroni (Roma, 12 novembre 1967) è un pittore italiano. Richiamandosi al Realismo magico, si è specializzato in pittura fantastica.

È nato in una famiglia d’arte: il padre, è Riccardo Tommasi Ferroni, il nonno Leone Tommasi, lo zio Marcello Tommasi e la sorella Elena, pittrice, assieme alla quale ha compiuto i suoi esordi. Fin dall’infanzia ha mostrato un’inclinazione per il disegno, frequentando lo studio del padre fin dall’età di 11 anni e prendendo lezioni dallo zio Marcello d’estate, nello studio della famiglia a Pietrasanta.

Terminò le prime opere pittoriche a 16 anni, ma la sua carriera di pittore iniziò dopo la fine della media superiore, nel 1986, quando iniziò a lavorare presso lo studio paterno, mentre studiava Letteratura e Storia dell’Arte all’Università “La Sapienza” di Roma.

Donald Kuspit ha definito la sua pittura: «Lussureggiante, virile, esotica», mentre Philippe Daverio, nella monografia dedicata all’artista e pubblicata in occasione della mostra “Giovanni Tommasi Ferroni – Collezione Hans Terbruggen” presso il museo “Jan van der Togt” di Amstelveen (Olanda) lo definisce “un pericoloso alchimista delle cose che stanno per succedere”.

Edifici, eventi e figure storiche formano il punto di partenza dell’immaginazione dell’artista. Talvolta nelle pitture appaiono famosi edifici storici, come l’antica chiesa di San Marco a Venezia, presso la quale – elemento ricorrente in numerose opere del pittore – è ormeggiato un lussuoso yacht moderno.

ELENA TOMMASI FERRONI

novembre 26th, 2015 by

Elena Tommasi Ferroni è nata a Pietrasanta il 25 maggio 1962. Cresciuta a Roma, ha conseguito la maturità classica presso il liceo E.Q.Visconti e ha studiato storia dell´Arte all´ Università “La Sapienza”.

Durante gli anni universitari ha cominciato di dedicarsi allo studio del restauro, e nel 1985 ha conseguito il diploma di restauratrice, ed ha lavorato in seguito nel campo della conservazione facendo inoltre esperienza nello studio di Pico Cellini, storico restauratore romano.

Fin dal 1983 frequenta con assiduità l´atelier del padre, Riccardo Tommasi Ferroni, e con lui inizia a dipingere, in principio per approfondire la tecnica pittorica applicata al restauro, ed in seguito appassionandosi alla pittura ad olio. Sotto la guida del padre comincia la sua vera e propria attività di pittrice.

Nel 1988 ha iniziato la sua carriera espositiva con la partecipazione alla mostra “Il Museo de Musei” a Palazzo Strozzi a Firenze.

Nel 1989 espone per la prima volta nella mostra personale alla galleria “A.M.G.” di Alassio, e nello stesso anno partecipa ad una collettiva alla galleria “Cà d´Oro” a Roma.

Dal 1991 al 1992 vive a Mantova, dove ha uno studio sul Rio. Nel 1991 espone una serie di nature morte alla galleria “il Gabbiano” di Roma, con presentazione in catalogo di Paolo Levi e lo stesso anno partecipa alla Fiera Internazionale di Chicago. Negli anni seguenti espone in diverse gallerie in Italia e all´estero fra cui nel ´94 in Olanda, ad Amsterdam alla “Philip Mowes Art Gallery”. In quegli stessi anni partecipa inoltre a diverse mostre collettive.

Nel 1995 è presente alla mostra collettiva “Viva il Cinema” alla galleria “il Gabbiano” di Roma per il centenario del Cinema. Nello stesso anno espone in mostre alla galleria “Cà d´Oro” a Roma ed alla galleria “Michelangelo di Trani”.

Nel aprile del ´95 appare un articolo su suo padre, suo fratello e lei, come famiglia d´arte, sula rivista “Arte Mondadori”. Nel 1995 comincia inoltre la collaborazione col gruppo “Spirale Arte” di Milano, con il quale lavorerà fino al 1998. Con Spirale espone in quegli anni a Milano, Parma, Pietrasanta, Ferrara, etc. Nei primi anni del 2000partecipa a diverse collettive fra cui la mostra “Continuità” alla galleria “Cà d´Oro”con Adriano Pompa e Roberto Caruso. Ancora alla galleria “Cà d´Oro” espone nel 2003 nella mostra personale “Realtà Mentite, Inganni e Specchi”, in cui esibisce dipinti su specchio, giochi e inganni ottici. Nel 2004 partecipa la “Progetto Dafne” allo studio “Lucifero” di Roma.

Nel 2005 espone nella galleria Barozzi di Vignola, e nel febbraio dello stesso anno viene intervistata da Gigi Marzullo nella trasmissione “Sottovoce” su Rai1.

Nel 2006 espone a Trieste alla galleria “Rettori Tribbio” insieme a Zhou Ziwey.

Nel 2007 partecipa alla mostra “i Tommasi Ferroni” insieme con il padre e il fratello al museo “Sandro Parmeggiani” di Cento. Nell´estate dello stesso anno espone insieme al fratello Giovanni, a Maya ed Alessandro Kokocinski ed al pittore cinese Zhou Ziwey in una mostra itinerante che parte dalla città Bou tou, nella MongoliaCinese, fino alla città di Pechino.

Nel Corso del 2008 ha esposto insieme a Maya Kokocinski alla “Galleria Paulette Bos” a Den Haag, ha partecipato alle mostre collettive “Ieri, Oggi e Domani” alla galleria “Cà d´Oro”, “Il colore al femminile” alla galleria “L´Indicatore” di Roma, ed all´esposizione sulla “Grande Madre” allo studio “Lucifero”. Vive a Roma, dove lavora e impartisce lezioni pi pittura. Hanno scritto di lei tra gli altri: Paolo Levi, Maria Grazia Ippolito, Enzo Siciliano, Domenico Montalto, Renato Civello, Alessandro Riva, Costanzo Costantini, Fausto Gianfranceschi, Elisabetta Planca, Guido Rebecchini, Franco Basile, Maria Censi Roberto Lucifero, Carmine Benincasa, Alberto Agazzani, Claudio Strinati.

MARCO SALERNI

novembre 26th, 2015 by

Marco Salerni è nato a Siena il 15 Marzo 1939, svolge la sua attività in questa città, nello studio attiguo alla sua abitazione in località Olmo di Quercegrossa. Ha cominciato a lavorare, come autodidatta, fin da giovanissimo, percorrendo tutte le tappe dell’esperienza pittorica. Dopo la prima esposizione, tenuta nel 1960 a Siena, nella suggestiva cornice del Chiostro di S.Andrea, ha partecipato a numerose personali e collettive in Italia e all’estero: da Firenze ad Arezzo, a Roma, a Grosseto, a Sulmona, a Messina, a Mantova, a Milano, ad Avignone, a Wetzlar, ottenendo crescenti consensi di critica e risultando vincitore di numerosi premi.

Il Comune di Siena gli affidò la pittura del drappellone per il palio del 2 Luglio 1979, dedicato a Cecco Angiolieri. Nel 1980 eseguì, per incarico dell’autorità ecclesiastica, la grande Pala d’Altare per la Chiesa del Beato Bernardo Tolomei a Siena.

Ha esposto più volte ad Avignone, sotto il patrocinio di quel Comune, ed è stato invitato a partecipare alla collettiva organizzata e patrocinata del Municipio di Wetzlar nella Germania Federale. Ha esposto più volte in Spagna, a Marbella su invito e a Valencia, dove ha inaugurato l’Anno Accademico di quella Univesità con una antologica e tenendo lezioni sull’encausto.

Le sue opere sono arrivate in Svizzera all’Expo Internazionale di Ginevra, ed è stato invitato al Museo Internazionale dei Fantastici Europei con sede a Bruxelles e ad ha partecipato più volte all’Expo di Gent. Sempre su invito, le sue opere sono arrivate anche in Giappone e negli States.

I suoi lavori sono stati improntati, fin dagli anni difficili delle prime sperimentazioni, ad un continuo ricercare, ad un contunuo ricercare, ad un operare ogni volta progettando e verificando, fino a giungere alla riscoperta della tecnica antichissima ed affascinante dell’encausto, all’uso “egizio” della cera d’api, attraverso cui egli quasi scolpisce la tavola in una pittura che si esprime “per forza di levare” che comunica in quanto rappresenta.

Nel 1989 porta a termine la pittura ad encausto delle pareti della chiesa senese dedicata alla Beata Maria Taigi di Vico Alto.

Collezioni privati ed istituti pubblici ospitano attualmente varie sue opere. Di lui hanno scritto Carmine Benincasa, Roberto Barzanti, Aldo Cairola, Edmond Volponi, Gino Morbiducci, Carlo Munari, Gilberto Madioni, Marurizio Vanni ed altri.

PINO ROMANO’

novembre 26th, 2015 by

PINO ROMANO’ nasce a Scilla, sull’estrema costa tirrenica della Calabria, e si trasferisce presto a Messina.
Qui compie studi classici e si laurea in giurisprudenza.Appassionato di disegno sin dalla fanciullezza inizia a dipingere da autodidatta. Sente presto però la necessità di approfondire le tecniche pittoriche e frequenta gli studi dei pittori Nicoletti e Salvemini, nonché la scuola libera del nudo dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, dove inizia anche l’attività di incisore che coltiverà successivamente negli studi di Alleruzzo e Maccari.
Dopo vari soggiorni in Puglia, Lazio, Liguria, Calabria e Sicilia, nel 1988 si trasferisce in via definitiva a Roma.
In questo stimolante ambiente la sua attività creativa riceve continui impulsi, consolidandosi in una ormai inconfondibile e personale interpretazione del visibile.
Vive e lavora a Roma ed a Monte Porzio Catone. Pino Romanò incomincia ad esporre giovanissimo in occasione dei Premi Fuci a Messina e da allora tiene mostre personali e di gruppo in tutta Italia.
Tra le personali più importanti:  Galleria Arte Centro a Messina nel 1976;  Sala Superiore del Castello Ruffo a Scilla nel 1979;  Galleria Arte Club di Marina di Carrara nel 1984; Pubbliarte Show Room a Salerno nel 1993;  Galleria Palazzo Margutta a Roma nel 1996;  Palazzo della Provincia a Reggio Calabria nel 1997;  Circolo di Marina a Roma nel 1999;  Oratorio S. Silvia in S. Gregorio al Celio a Roma nel 2001;
Chiesa di S. Maria della Sorresca a Gaeta nel 2003; Galleria Italarte a Roma nel 2004; Galleria Lazzaro by Corsi a Milano nel 2005; Galleria Domus Arte a  Roma nel 2006; Sala Espositiva del Rettorato Università delle Marche ad Ancona nel 2008; Galleria Toma a Reggio Calabria nel 2011.
Tra le collettive più importanti:VIII Rassegna Autunno Romano sulla Scalinata di Trinità dei Monti a Roma nel 1968; XXIV Premio di Pittura Pizzo a Pizzo Calabro nel 1977; XXV Premio di Pittura Villa S. Giovanni a Villa S. Giovanni nel 1980; Raduno Nazionale d’Arte in S. Zeno a Pisa nel 1983; XI Premio Nazionale Arti Figurative nel Museo Arti e Tradizioni Popolari a Roma nel 1991; XII Rassegna Nazionale dell’acquerello Fondazione A. Durini a Nova Milanese nel 1996; II Biennale d’Arte Internazionale nelle Sale del Bramante a Roma nel 1997; Mostra di  Pittura e Scultura nella Sala degli Almadiani a Viterbo nel 1999; XV, XVI, XVII e XXII Porticato Gaetano a Gaeta nel 2003, 2004. 2005 e 2010; Esposizione opere della Pinacoteca Comunale d’Arte Contemporanea di Gaeta nel 2008; L’Arte del Pesaggio  presso la Galleria Italarte a Roma nel 2010; Orizzonti d’Arte presso la Galleria Il Trittico a Roma nel 2010.
Dell’attività artistica di Pino Romanò si sono interessati critici, poeti e scrittori, fra cui G. Rabottini, S. Salvemini, G. Mongelli, V. Riva, S. Arcidiacono, S. Benedetto, M. Nulli, S. Guerrieri, V.P. Cremolini, M.P. Pettinau Vescina, L. Romano, C. Sica, C. Terracina, M. de Gaetano, B. Regni, R. Luciani, V. Rivosecchi, L. Benassi, C. Folcarelli , R. Pinto, G. Madioni ed altri.

MARTIN RIWNYJ

novembre 26th, 2015 by

Nasce a Buenos Aires nel 1972;  studia all’Accademia Arthea, Lanus, frequenta poi l’Istituto Angelus Avellaneda e dal ’90 at ’95 la Scuola Nazionale di Belle Arti Prilidiano Pueyrredòn. Martin Riwnyj inizia a dipingere da giovanissimo e già nel ’90 ottiene i primi riconoscimenti in ambito nazionale e internazionale.
Sue mostre si tengono già nel 1996 a Buenos Aires presso la Galleria Vìa Calore e alla Galleria d’Arte  Centro Cultural General San Martin. In seguito espone in mostre personali e collettive che si tengono a Buenos Aires e in molte altre città dell’Argentina.
Dal 1998 comincia a viaggiare nei principali paesi europei. Nel 2002 inizia una fattiva collaborazione con l’Italarte che si traduce in due mostre in Italia, a Roma nella Galleria L’Indicatore e a Milano nella Galleria Senato. Scrive di lui il pittore Ugo Attardi: Muove le sue solitarie inappagate figure tra spazi urbani, scorci pressati da torbide ombre opposte a lievi luminescenze. Ambiti e forme di chiara iconicità, ma che per l’espansione di alcuni filtrati colori aurorali, inseguono l’altro aspetto della complessità del reale: quello dell’astrazione.

Riconoscimenti ottenuti : 2005, Mención Salón de Arte Sacro, Museo de Bellas Artes de Tandil.
2004, 1 er. Premio XXXV Salón Fernán Félix Amador. Municipilidad de Vicente López.
2003, Menciòn Salón de dibujo, Guamán Poma ; Mención Salón Galerias Pacífico; Centro Cultural Borges. 2001; 1er. Premio XIX Salón del Tango Sigfredo Pastor. Municipalidad de Vicente López; 1er. Premio Salón de inverno, EdeA, 2000; Mención Fundación Octubre; 1er. Premio 72º Salón C.O.A.P., Necochea, (Dibujo); Mención de Honor Salón Buenos Aires de Ayer y Hoy ; Galería Alicia Brandy. 2do. Premio XXX Salón de Arte Sacro de Tandil; Mención XVIII Salón del Tango Sigfredo Pastor. Municipalidad de Vicente López; 2do. Premio Salón de Invierno Pintura EdeA

STEFANIA ORRU’

novembre 26th, 2015 by

Il suo primo interesse è per la letteratura e la poesia; durante gli anni di università prima a Urbino poi a Verona, scopre la pittura come mezzo espressivo, ed essa assume da subito un ruolo centrale nella sua vita.

Nel 1997 si trasferisce in Umbria, dove collabora per circa sei anni con il maestro spellano Marchionni.

È in questi anni che si accosta all’affresco e alla pittura murale e che fa propri quei materiali con i quali sviluppa oggi, la sua ricerca personale.

Gli anni dal 2001 al 2009 sono stati ricchi di eventi, viaggi, incontri e mostre che sono culminati con la pubblicazione di una sua monografia intitolata “La pittura e la chiave dell’Essere”.

Stefania Orrù cerca di rappresentare l’intima essenza della donna: sua guida la Memoria, l’amica narrante, disponibile al suo richiamo di belllezza e mistero: lei traduce per noi e dipinge svelando l’incanto.

 

SIGFRIDO OLIVA

novembre 26th, 2015 by

Sigfrido Oliva nasce a Messina il 19 febbraio 1942. Trascorre gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza a Barcellona, cittadina della provincia, dove si trova la casa materna. 1958 Frequenta i corsi serali della locale scuola di Arti e Mestieri, in cui la sola regola applicata e quella di copiare calchi di gesso e opere degli antichi maestri. 1960 Prima mostra personale allestita nelle sale della “Corda Fratres”. L’esposizione raccoglie un gruppo di quadri a olio, per to più tavolette, e alcuni disegni. 1961 Abbandona la Sicilia e, inseguendo il sogno della pittura, si trasferisce stabilmente a Roma. Continua a dipingere, ma per sopravvivere e costretto a lavorare nella bottega di un restauratore. Nel frattempo, pero, partecipa alle mostre collettive. 1963 Lascia il lavoro di restauro e consacra totalmente il suo tempo all’attivita di pittore. 1966 Si iscrive ai corsi della scuola libera del nudo presso l’Accademia di Belle Arti. Visita Parigi durante una gita scolastica, guidata da Enrico Crispolti e Piero Guccione. Rientrato a Roma, dopo aver fatto un bagno di pittura nei musei parigini, interrompe lo studio del nudo e approfondisce le sue ricerche nella pittura di paesaggio. Questi sono, per Oliva, anni di formazione culturale e di incontri importanti. Conosce Giovanni Carandente, Bruno Caruso, Alfonso Gatto, Franco Gentilini, Carlo Levi, Mino Maccari, Antonio Marasco e Domenico Purificato. Nel contempo fa amicizia con personaggi anche dello spettacolo e del cinema: Bruno Lauzi, Achille Millo, Massimo Ranieri, Caterina Caselli e Mauro Bolognini, i quali acquistano i suoi quadri. A questo periodo risalgono anche le sue prime esperienze nel cameo della stampa d’arte: familiarizza con l’acquaforte, con la linoleografia e in seguito con la litografia. 1969 Mostra personale alla Galleria “Il Capitello”. Testi in catalogo: Elio Mercuri e Carlo Levi. Con questa esposizione romana ha inizio una lunga serie di mostre in varie città italiane. Lo stesso anno si sposa con Luisa Ariemma e visita la Spagna in viaggio di nozze. 1970 La casa editrice Polymnia pubblica un libro in cui sono raccolti trenta disegni accompagnati da scritti di Carlo Levi, Domenico Purificato, Bruno Caruso, Mino Maccari e una raccolta di recensioni apparse sulla stampa. La Galleria Toison di Madrid allestisce una sua personale, mentre i quadri di Oliva cominciano a viaggiare oltre confine: Bruxelles, Copenaghen, New York e altre città europee e oltre oceano. 1972 Esce un quaderno d’arte che riunisce opere di Oliva eseguite tra il 1965 e il 1972. Il testo e di Elio Mercuri. Intanto 1′attività espositiva si intensifica. Successivamente, conseguita la maturità di liceo artistico, si iscrive al corso di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti tenuto da Antonino Scordia. 1974 Espone a Venezia, Galleria Santo Stefano, il cui catalogo reca un testo di Alfonso Gatto. Nello stesso anno, il Comune di Caprarola e 1′Assessorato alla Cultura allestiscono una sua mostra a Palazzo Farnese. 1983 Conclude gli studi all’Accademia, mentre una sua mostra itinerante fa tappa in diverse città d’Italia. Si tratta di quaranta opere grafiche ispirate alla satira di quattro maestri: Goya, DaumierGrosz e Maccari. Intanto l’annuario Bolaffi gli dedica una pagina, grazie alla segnalazione di Maurizio Fagiolo, 1985 Esce un libro che riunisce le incisioni sulle fontane di Roma, con poesie di Gianni Franceschetti e un testo di Giuseppe Selvaggi, Edizioni Orsa Maggiore, Ostia-Lido. 1986 Esce un’antologia di scritti sull’opera di Oliva, Edizioni Kappa. Contemporaneamente illustra le poesie di Gabriella Papa: Insieme, Editore Gabrieli, Roma. 1987 Partecipa alla Biennale della Grafica nella Repubblica Democratica Tedesca, Berlino. Illustra le poesie di Giovanni Brambilla: Cambiare, Nuovi Orientamenti, Roma. Contemporaneamente si inaugura una sua mostra di acqueforti al Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, Fondazione Fora, Città della Pieve, con un testo in catalogo di Renzo Vespignani. 1989 Esce il volume Itinerario grafico con un testo introduttivo di Maurizio Fagiolo dell’Arco, Edizioni Kappa, Roma. 1991 Prepara due mostre personali: la prima alla Galleria Consorti, Roma; la seconda alla Galleria Spazio Arte, Perugia. 1992 Partecipa alla mostra “12 incisori siciliani”, allestita a Villa Zito, Palermo e successivamente ripetuta alla Calcografia Nazionale di Roma. Esce il volume Sigfrido Oliva, album romano e altri dipinti, Edizioni Kappa, Roma. Il libro comprende, oltre al testo introduttivo di Renato Civello, scritti di Alfonso Gatto, Guido Giuffre, Enzo Siciliano, Renzo Vespignani ed altri. 1995 Espone una serie di incisioni sul tema di Roma, Galleria della Tartaruga. Partecipa alla mostra “Roma nell’Arte ” , Italarte Fine Print. 1996 Mostra personale alla Galleria Italarte Fine Print, Roma.

CARLO LEVI

novembre 25th, 2015 by

Nasce in un’agiata famiglia ebraica della borghesia torinese e fin da ragazzo dedica molto tempo alla pittura, che coltiverà con gran passione per tutta la vita, raggiungendo anche importanti successi.

Dopo avere terminato gli studi secondari, si iscrive alla facoltà di medicina all’Università di Torino. Nel periodo degli studi universitari, per il tramite dello zio, l’onorevole Claudio Treves (figura di rilievo nel Partito Socialista Italiano), conosce Piero Gobetti, che lo invita a collaborare alla sua rivista La Rivoluzione liberale e lo introduce nella scuola di Felice Casorati, intorno alla quale gravita l’avanguardia pittorica torinese.

Levi, inserito in questo contesto multiculturale, ha modo di frequentare personalità come Cesare Pavese, Giacomo Noventa, Antonio Gramsci, Luigi Einaudi e, più tardi, importante per la sua evoluzione pittorica, Edoardo Persico, Lionello Venturi, Luigi Spazzapan. Nel 1923 soggiorna per la prima volta a Parigi, dove viene a contatto per la prima volta con le opere dei Fauves, di Amedeo Modigliani e di Chaïm Soutine, leggendovi un incitamento alla ribellione contro la retorica fascista e la cultura ufficiale italiana[1]. Durante questo viaggio, scrive anche il primo articolo sulla sua pittura nella rivista L’Ordine Nuovo. Si laurea in medicina nello stesso anno e rimarrà alla Clinica Medica dell’Università di Torino come assistente fino al 1928, ma non eserciterà la professione di medico, preferendo definitivamente la pittura e il giornalismo. La profonda amicizia e l’assidua frequentazione di Felice Casorati orientano la prima attività artistica del giovane Levi, con le opere pittoriche Ritratto del padre (1923) e il levigato nudo di Arcadia, con il quale partecipa alla Biennale di Venezia del 1924. Dopo altri soggiorni a Parigi, dove aveva mantenuto uno studio, la sua pittura, influenzata dalla Scuola di Parigi, subisce un ulteriore cambiamento stilistico, proseguito poi con la conoscenza, tra il 1929 e il 1930, di Modigliani. Con il sostegno di Edoardo Persico e Lionello Venturi, alla fine del 1928 prende parte al movimento pittorico cosiddetto dei sei pittori di Torino, insieme a Gigi Chessa, Nicola Galante, Francesco Menzio, Enrico Paulucci e Jessie Boswell, che lo porterà a esporre in diverse città in Italia e anche in Europa (Genova, Milano, Roma, Londra, Parigi).
Levi, per una precisa posizione culturale coerente con le sue idee, considerava espressione di libertà la pittura, in contrapposizione non solo formale, ma anche sostanziale alla retorica dell’arte ufficiale, secondo lui sempre più sottomessa al conformismo del regime fascista e al modernismo ipocrita del movimento futurista.

Nel 1931 si unisce al movimento antifascista di “Giustizia e libertà”, fondato tre anni prima da Carlo Rosselli. Per sospetta attività antifascista, nel marzo 1934 Levi viene arrestato, e l’anno successivo, il 15 maggio 1935 su segnalazione dello scrittore Dino Segre[2] fu colpito da un secondo arresto, condannato al confino, nel paese lucano di Grassano e successivamente trasferito nel piccolo centro di Aliano, in provincia di Matera. [3] Da questa esperienza nascerà il suo romanzo più famoso, Cristo si è fermato a Eboli (nel racconto, il paese viene chiamatoGagliano imitando la pronuncia locale). Tale romanzo nel 1979 verrà anche adattato per il cinema e la televisione da Gillo Pontecorvo e Francesco Rosi, con Gianmaria Volonté nei panni di Carlo Levi.

Nel 1936 il regime fascista, sull’onda dell’entusiasmo collettivo per la conquista etiopica, gli concede la grazia, e lo scrittore si trasferisce per alcuni anni in Francia, dove continua la sua attività politica. Rientrato in Italia, nel 1943 aderisce al Partito d’azione e dirige insieme ad altri Azionisti La Nazione del Popolo, organo del Comitato di Liberazione della Toscana.

Nel 1945 Einaudi pubblica Cristo si è fermato a Eboli, scritto nei due anni precedenti. In esso Levi denuncia le condizioni di vita disumane di quella popolazione contadina, dimenticata dalle istituzioni dello Stato, alle quali “neppure la parola di Cristo sembra essere mai giunta”. La risonanza che avrà il romanzo mette in ombra la sua attività di pittore: ma la stessa pittura di Levi viene influenzata dal suo soggiorno in Basilicata (sotto il fascismo chiamata Lucania), diventando più rigorosa ed essenziale e fondendo la lezione di Modigliani con un sobrio, personale realismo. Sempre nel 1945 Carlo Levi intreccia una relazione amorosa – che sarà trentennale – con Linuccia Saba, l’unica figlia di Umberto.

Levi continuerà nel dopoguerra la sua attività di giornalista, in qualità di direttore del quotidiano romano Italia libera, partecipando a iniziative e inchieste politico-sociali sull’arretratezza delMezzogiorno d’Italia, e per molti anni collaborerà con il quotidiano La Stampa di Torino.

Nel 1954 aderisce al gruppo neorealista e partecipa alla Biennale di Venezia con apprezzabili dipinti, in chiave realistica come la sua narrativa. Dopo Cristo si è fermato a Eboli, di grande interesse sono Le parole sono pietre, del 1955, sui problemi sociali della Sicilia (vincitore nel 1956 del Premio Viareggio), Il futuro ha un cuore antico (1956), Tutto il miele è finito (1965), eL’orologio, pensosa e inquieta cronaca degli anni della ricostruzione economica italiana (1950).

Nel 1963, per dare peso alle sue inchieste sociali sul degrado generalizzato del paese, e mosso dal desiderio di contribuire a modificare una politica stratificata su un immobilismo di conservazione di certi diritti acquisiti anche illegalmente, passa dalla teoria alla pratica e, convinto dagli alti vertici del partito comunista, incomincia a svolgere politica attiva. Candidato a un seggio senatoriale, viene eletto per due legislature Senatore della Repubblica (la prima volta nel collegio di Civitavecchia, nel secondo mandato nel collegio di Velletri) come indipendente del Partito comunista italiano.

Nel gennaio 1973 subisce due interventi chirurgici per il distacco della retina. In stato temporaneo di cecità riuscirà a scrivere Quaderno a cancelli, che sarà pubblicato postumo nel 1979 senza la parte finale recentemente recuperata dallo studioso D. Sperduto, e a tracciare 146 disegni.

Muore a Roma il 4 gennaio 1975. La salma dello scrittore torinese riposa nel cimitero di Aliano, dove volle essere sepolto per mantenere la promessa di tornare, fatta agli abitanti, lasciando il paese. In realtà Levi tornò più volte in terra di Basilicata nel secondo dopoguerra. Ne sono testimonianza le numerose foto custodite nella pinacoteca dedicatagli nel comune di Aliano che lo ritraggono nelle varie località della provincia di Matera assieme a suoi amici personali e assieme agli stessi personaggi protagonisti del libro.