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“QUEA DE ARTE ET ALIMONIO” L’ARTE DIVENTA IL CIBO DELL’ANIMA, ROMA 31 MARZO 2016

marzo 31st, 2016 by

A Roma la mostra che mette d’accordo l’arte e il cibo; ovvero l’arte come cibo dell’anima, in contrapposizione al cibo materiale, nutrimento del corpo, al quale partecipa anche Francesca Bastoni, giovane artista milanese. Cibo e arte, distanti nella forma, ma indissolubilmente legati nella vita. E’ la falsariga sulla quale si articola  la “Prima Edizione della Biennale D’Arte Quantistica – Quantum Art”, che inaugura il 31 Marzo 2016, alle 19.00, presso la Silber Gallery di Roma, dell’Associazione Purificato, Viale Regina Margherita n 92.

Espongono le loro opere diciotto artisti internazionali, fra i quali appunto  Francesca BASTONI di Milano, che presenta delle elaborazioni ispirate al futurismo ed al cinema, Carmen BASILE,  Helena CARVALHO, Margarita CIMADEVILA, Elisabetta DENTI, Roberto DENTI, Fausta DOSSI, Gabriella FABBRI, Maurizio GATTI, Li JIN, Maria Margherita MARTINELLI, Nicola ORMAS, Robert POPE, Massimo PREGNOLATO, Robert TODONAI, Wolfgang TRETTNAK, Tang XUECUNG, Tang ZHENG

Francesca Bastoni pittrice, fotografa e giornalista milanese, ha elaborato immagini quotidiane, misteriose e nascoste della città di Milano; luoghi insoliti, fotografati in lunghi e solitari pellegrinaggi, per dar loro una nuova fantastica vita. E’ presente alla Biennale di Roma con due opere: “PERFORMANCE FUTURISTA”, ripresa durante uno spettacolo teatrale su Marinetti, scritto e interpretato dall’attore e regista milanese Massimiliano Finazzer Flory e “LOCATAIRE CHIMERIQUE” ovvero “L’inquilino stregato”, un omaggio al romanzo visionario omonimo di Roland Topor.

Al Castel dell’Ovo la mostra su Domenico Purificato

febbraio 1st, 2016 by

E’ stata inaugurata oggi, nella Sala delle Terrazze di Castel dell’Ovo, una Retrospettiva antologica dell’opera di Domenico Purificato.

L’importante esposizione è inserita in un programma culturale “Vite Parallele” che l’Università “La Sapienza” di Roma porta avanti in un itinerario internazionale che prevede oltre le grandi città italiane anche Shanghai, Francoforte, Edimburgo, Berlino, Parigi e Lisbona.

Grazie all’interessamento del rettore prof. Eugenio Gaudio si è formato un gruppo di intellettuali che ha dato un prestigioso impulso alla iniziativa; oltre ai proff. Eugenio Gaudio e Michele Greco, il proff. Maurizio Cumo, Franco Piperno,Tullio De Piscopo, Aldo Masullo, Riccardo Valentini, Roberto Palumbo.

La retrospettiva di Domenico Purificato, organizzata dall’ assessorato alla Cultura del Comune di Napoli e dall’Associazione di Promozione Culturale Domenico Purificato è corredata da uno spettacolo teatrale “Il Figliol Prodigo incontra Pulcinella” scritto e diretto da Michele Greco con le musiche di Francis Kuipers, le scene di Tommaso Cascella con proiezioni e foto create rispettivamente da Francesca Corso e Gaetano Alfano , l’interpretazione di Luigi Grossi, Alessia Pescitelli, Veronica Farroni e interpretazione corporea di Giulia Ingrami Bianchini. L’opera, che si è ispirata al Figliol Prodigo di de Chirico e al Pulcinella di Purificato, sarà rappresentata a Napoli il 9 gennaio alle 19 allo “Spazio Aperto” di via Speranzella 100.

La figura del maestro Domenico Purificato viene ricordata in occasione del centenario della sua nascita avvenuta a Fondi nell’agosto del 1915.
Domenico Purificato è stato Direttore per oltre un decennio dell’Accademia di Brera a Milano e il suo nome è legato al Teatro e ad una copiosa produzione saggistica e letteraria.
La mostra vede esposte 35 opere di chiara fattura neorealistica indicativa di un forte carattere meridionalistico e di un chiaro ed evidente amore per la città di Napoli.

 

Fonte: http://www.ilmattino.it/

La bellezza ritrovata di Carlo Cordua – Galleria Domenico Purificato – Roma

ottobre 1st, 2015 by

Dal 21 maggio al 30 giugno la Galleria Domenico Purificato di Roma ospita la mostra personale di Carlo Cordua.
È un viaggio attraverso le suggestioni e la coesistenza di luci e colori della natura e il titolo dell’esposizione “La bellezza ritrovata”, bene riassume l’impegno dell’artista.

La mostra si compone di una ventina di opere in cui Cordua rappresenta la grande ricchezza della natura che non solo allieta i nostri sensi attraverso la sua bellezza e molteplicità, ma che è in grado di risvegliare più di quanto possiamo immaginare la nostra curiosità facendoci riflettere sulla sua origine e sulla sua intima connessione con l’uomo. “Mi piace dipingere la natura che è l’opera d’arte più grande mai creata, perché proprio in essa risiede il segreto della vita – sottolinea lo stesso Cordua – ma ultimamente purtroppo l’uso esagerato della tecnologia ci distoglie da questa bellezza e ce la fa dimenticare: questa mostra è dedicata soprattutto ai giovani che volgono il loro sguardo sulle immagini artefatte dei loro tablet perdendo il senso della vera bellezza e della vera ricchezza”.

E proprio per sottolineare questo suo desiderio, l’artista ha voluto che a presentare la sua mostra sia proprio una giovane psicologa Giuliana Politi di soli 24 anni, “Voglio che a parlare ai giovani stimolandoli a ritrovare la gioia di osservare la bellezza del mondo che ci circonda sia proprio un giovane che parla ai suoi coetanei, con lo stesso sguardo e lo stesso linguaggio”.

Nelle opere dell’artista napoletano, la luce è ottenuta con l’utilizzo di molti colori, pastelli e olii attraverso procedimenti antichi e complessi.
Il risultato, di grande qualità espressiva ed emotiva, è la maestosa raffigurazione degli elementi della natura e paesaggi campestri dove si scopre ciò che è incantato nel mondo e che le tele di Carlo Cordua manifestano e lo rendono visibile. E non solo, di ogni elemento della natura Cordua ne fa una rappresentazione che parla al senso del bello e del gusto rappresentando leggi naturali incantate nella realtà del mondo, perché siano fruibili da una sfera più intuitiva che razionale, penetrando nell’essenza di chi osserva.

Molti critici si sono espressi sull’arte di Carlo Cordua, ed è giusto ricordarne qualcuno tra i più preparati. Tommaso Paloscia su “La Nazione”: “… Nei suoi paesaggi, i confini fra realtà e invenzione sono sempre incerti. Cordua muove dal territorio che gli è più familiare – Golfo di Napoli , le isole, la Costa d’Amalfi – ma poi cede alla tentazione di costruire il “suo” paesaggio, quello che nasce dal cuore Napoletano del pittore.Perchè Cordua rimane sopratutto un artista legato alla cultura e alle tradizioni della sua terra.Questo vuol dire che la sua pittura affonda le radici in quella figurazione che ha esaltato il nostro Sud …”

Alberico Sala su “Il Corriere della Sera”: “Sotto l’urto di nuove mode ( purtroppo anche l’arte vive spesso di questo male) , sembrava che il vedutismo di sapore ottocentesco – sia pure rivisitato con occhio nuovo e diversa sensibilità – fosse ormai finito. Ed ecco, invece, la riproposta, intelligente e creativa, di Carlo cordua, un’artista che dal passato prende solo la straordinaria capacità di fare pittura, perchè per il resto è, sotto ogni aspetto , uomo e pittore del suo tempo …

Franco Solmi Direttore Galleria d’Arte moderna di Bologna: “Una pittura di sicuro richiamo e di particolare bravura dove il colore dà vita a immagini di grande suggestione.Le marine di Carlo Cordua, ma anche le sue visioni campestri, hanno la sapienza dei maggiori paesaggisti.La rappresentazione non è mai fotografica, ma avvolta in una luce che dissolve e consuma ogni elemento” .

Vito Apuleo su “Il Messaggero” “Ho esaminato a lungo, e con attenzione, sia i dipinti che i pastelli, e devo dire che sono stati questi ultimi a conquistarmi pienamente. Cordua pittore è sicuramente un paesaggista di notevole talento, ma il pastellista si apre ad una carica di emozione e di poesia che ha pochi riscontri.A me i pastelli hanno fatto pensare al grande Casciaro, e non è accostamento da poco.

Quando l’arte parla italiano

settembre 15th, 2015 by

Esplorando il contemporaneo tra CIMA e High Line Art

 

Anche l’arte fa economia, ma quella italiana contemporanea fatica a superare i confini nazionali. Per il progetto Business Italian Style, in collaborazione con la cattedra Inserra, gli studenti della Montclair University sono andati a conoscere due professioniste del mondo dell’arte a New York, Laura Mattioli del CIMA e Cecilia Alemani di High Line Art. Obiettivo: capire che posto ha l’arte italiana contemporanea negli USA

 

Quando si sente parlare di arte italiana si pensa quasi esclusivamente all’arte del passato. Oggi invece andiamo a scoprire un volto diverso e moderno dell’arte italiana a New York.

L’arte è uno dei settori per cui l’Italia è più conosciuta e negli Stati Uniti è soprattuto l’arte rinascimentale ad essere apprezzata. Ma ora alcuni italiani stanno provando a diffondere lo stesso apprezzamento per l’arte moderna e contemporanea made in Italy.

Che fine ha fatto l’arte contemporanea?

All’interno del progetto sperimentale Business Italian Style, che ha coinvolto gli studenti del corso di laurea in italiano della Montclair State University, il nostro gruppo ha intervistato Laura Mattioli, fondatrice del Center for Italian Modern Art (CIMA) e Cecilia Alemani, direttrice del programma High Line Art di New York. Due figure diverse che ci hanno raccontato come l’arte italiana contemporanea viene percepita all’estero e quali possono essere le prospettive di sviluppo in questo settore. Dalle nostre interviste e ricerche abbiamo concluso che c’é un forte legame culturale fra Italia e Stati Uniti.

L’Italia è il paese con il più ampio patrimonio culturale al mondo: con 50 siti UNESCO, che ne fanno il paese con il maggior numero di siti protetti dalla World Heritage Convention, oltre 3.400 musei e più di 2.000 aree archeologiche, il Bel Paese si è indubbiamente guadagnato questo nome.

Eppure diversi studi evidenziano che il ritorno economico dei beni culturali italiani (che comprende sia le entrate legate al turismo che quelle legate al mercato dell’arte) non è al livello di paesi con un patrimonio inferiore a quello italiano. Uno studio ormai un po’ datato, ma ancora valido, evidenzia che il settore culturale e turistico rappresenta il 13 per cento del PIL italiano, contro il 21 per cento, per esempio, della Spagna. Lo stesso studio mostra anche che le esportazioni di opere d’arte dall’Italia nel 2006 si sono attestate sui 130 milioni di euro contro i 3,2 miliardi di euro in esportazioni del Regno Unito e i 900 milioni della Francia.

Un’occasione persa

Dati che fanno riflettere sulla capacità dell’Italia di valorizzare il proprio patrimonio culturale. E in particolare sembra che a essere poco sfruttata sia la produzione contemporanea, ancora poco nota all’estero, con l’eccezione di alcuni movimenti artistici come l’Arte povera che ha avuto un picco di notorietà con l’asta di Christies del febbraio 2014, Eyes Wide Open: an Italian Vision, che ha prodotto un fatturato totale di oltre 38.427.200 di sterline. A New York, uno dei grandi dell’Arte povera, Alberto Burri, sarà in mostra al Guggenheim in autunno mentre, fino a metà marzo, sono in corso due mostre che in qualche modo si legano a quel periodo artistico.   

Eccezioni a parte, nella lista dei 500 artisti più valutati nelle aste internazionali nel corso del 2013, il primo italiano, Stingel Rudolf, si trova al 20° posto. Ci sono pochissimi artisti ancora viventi che vedono le proprie opere posizionarsi bene nelle aste mondiali. Stingel Rudolf e Maurizio Cattelan sono gli unici due artisti italiani nati dopo il 1945 che nelle piazze internazionali riescono a vendere le loro opere ad oltre un milione di euro.

Ma se l’arte è anche business e può rappresentare un’interessante opportunità di crescita economica per l’Italia, è importante capire perché, se il Bel Paese è universalmente apprezzato per l’arte del passato, quando si parla di contemporaneo l’Italia sparisce. Molti degli operatori dell’arte in Italia si lamentano per l’assenza di risorse e sostegno da parte delle istituzioni. Un elemento sottolineato anche da Cecilia Alemani e Laura Mattioli durante le nostre interviste.

La casa dell’arte italiana – CIMA

fonte: http://www.lavocedinewyork.com/